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domingo, 2 de fevereiro de 2025

La Croce sul Cammino


 

Nelle fertili e ancora selvagge terre della Colonia Dona Isabel, nel cuore del Rio Grande do Sul, la vita degli immigrati italiani era segnata da un misto di speranza e sacrificio. Provenienti da un'Italia devastata dalla povertà e dalla mancanza di prospettive, questi uomini e donne coraggiosi si aggrappavano a un'unica certezza: la fede. Per molti, era la fede a sostenerli di fronte alle avversità di una terra sconosciuta, piena di sfide che mettevano alla prova la forza delle loro convinzioni.

Fioravante, un uomo robusto dalle mani callose e dallo sguardo penetrante, era inginocchiato davanti alla piccola cappella che lui stesso aveva aiutato a costruire. La cappella, costruita con legno grezzo tratto dalle foreste circostanti, era un rifugio sacro per tutta la comunità. Era lì, tra quelle semplici pareti, che le famiglie si riunivano la domenica, condividendo non solo le loro preghiere, ma anche le loro storie di lotte e nostalgia.

Accanto a Fioravante, Maddalena, sua moglie, mormorava le sue preghiere. I suoi occhi marroni, solitamente calmi, erano ora umidi. Maddalena portava al petto un rosario di grani di legno, dono di sua madre prima di lasciare l’Italia. Quel cimelio, semplice nella forma, era per lei un simbolo di protezione, qualcosa che la collegava alla terra lontana e alle tradizioni che tanto amava.

Il parroco locale, Padre Giovanni, osservava la sua piccola congregazione. Era un uomo di statura media, capelli grigi e una voce che trasmetteva serenità. Era arrivato nella colonia poco dopo i primi immigrati e, da allora, aveva dedicato la sua vita a guidare spiritualmente quel popolo. Per lui, la fede era il fondamento della comunità. Nelle sue omelie, ripeteva che Dio aveva portato tutti in quella terra promessa e che, nonostante le difficoltà, non li avrebbe abbandonati.

Le sfide, tuttavia, erano molte. Il terreno, ancora coperto di fitte foreste, richiedeva uno sforzo titanico per essere coltivato. Le notti erano lunghe e fredde, e la solitudine diventava palpabile nella vastità di quella terra sconosciuta. Molti sentivano la mancanza dei parenti lasciati indietro e dei villaggi italiani che un tempo chiamavano casa. In quei momenti, la cappella diventava un luogo di incontro, dove lamenti e gioie venivano condivisi come un modo per alleviare i cuori.

Uno dei membri più ferventi della comunità era Antonella, una vedova che aveva perso il marito durante la traversata dell’Atlantico. Sola con due figli piccoli, Antonio di 9 anni e Fiorinda di 6, Antonella affrontava la durezza della vita con un coraggio che pochi possedevano. Molti si chiedevano perché non fosse tornata in Italia dopo la morte del marito, ma chi la conosceva sapeva che restava per amore dei figli. Era per garantire un futuro a loro che rimaneva, resistendo alle difficoltà con una forza che sembrava derivare dalla sua incrollabile devozione.

Ogni giorno, senza eccezioni, Antonella si recava alla cappella per pregare, chiedendo la forza per andare avanti. Antonio e Fiorinda la accompagnavano, imparando fin da piccoli il valore della fede e della comunità. Antonella era conosciuta per il suo spirito generoso, sempre pronta ad aiutare gli altri, specialmente coloro che, come lei, lottavano per mantenere le loro famiglie unite e al sicuro. Per lei, la religione non era solo una pratica, ma una fonte inesauribile di conforto e speranza.

Un giorno, una forte tempesta si abbatté sulla colonia. I venti ululavano e le acque scorrevano furiose lungo i pendii. Le piccole case di legno tremavano sotto la forza della natura. Quella notte, molti coloni si rifugiarono nella cappella, implorando la protezione divina. Fioravante e Maddalena erano tra loro, abbracciati, sentendo il calore delle candele e ascoltando le parole rassicuranti di Padre Giovanni.

Dopo la tempesta, un arcobaleno apparve nel cielo, come segno di rinnovamento. I coloni si guardarono l’un l’altro e molti piansero, ringraziando Dio per essere stati risparmiati. La fede, ancora una volta, aveva mostrato il suo potere di unione e rafforzamento. In quel momento, la cappella divenne più di un semplice edificio; si trasformò nel simbolo della resistenza e della spiritualità di un popolo.

Ma non tutte le sfide erano visibili quanto le tempeste. La comunità affrontava anche difficoltà di adattamento alle nuove condizioni di vita, al clima diverso e alle malattie che si diffondevano. La malaria, in particolare, fu una nemica crudele, portando molti al letto di morte. A ogni funerale, la cappella si riempiva di lutto e preghiere. Padre Giovanni officiava i riti con una tristezza visibile negli occhi, ma ricordava sempre che l’anima dei fedeli era in buone mani.

Un giorno, Fioravante ricevette una lettera dall’Italia, una delle poche che era riuscita a giungere alla colonia. Era di sua madre, una donna ormai anziana, che lamentava la distanza e esprimeva la sua nostalgia. Fioravante, con il cuore stretto, lesse la lettera ad alta voce per Maddalena. Poi, entrambi si recarono alla cappella, dove accesero una candela e pregarono per la loro famiglia lontana. La fede, in quel momento, era l’unico legame tangibile tra loro e la loro terra natale.

Il tempo passò, e i raccolti iniziarono a migliorare. A poco a poco, la terra rispondeva allo sforzo instancabile dei coloni. La piccola cappella, ora adornata di fiori e candele, divenne il centro di celebrazioni dei raccolti, matrimoni e battesimi. Ogni evento era una riaffermazione della vita, un ricordo che, nonostante le avversità, la comunità andava avanti.

Tuttavia, una tragedia inaspettata scosse la colonia. Antonella, la vedova devota che aveva tanto lottato per i suoi figli, fu trovata senza vita nella sua casa. La notizia si sparse rapidamente, e la comunità fu devastata. Il funerale, celebrato nella cappella, fu segnato da lacrime e preghiere. Padre Giovanni, officiando l’ultima messa in sua memoria, sottolineò l’importanza di mantenere la fede, anche di fronte alla morte.

Antonio e Fiorinda, ancora bambini, rimasero sotto le cure di vicini e amici. La comunità, mossa dalla compassione e dalla solidarietà, si unì per garantire che avessero una casa e il sostegno necessario. Per Fioravante e Maddalena, la perdita di Antonella fu un doloroso promemoria della fragilità della vita. Ma fu anche un momento di riflessione sull’importanza della loro stessa fede e della comunione con gli altri. Da quel giorno, si dedicarono ancor di più alla cappella e alla comunità, credendo che la spiritualità collettiva fosse la chiave per superare qualsiasi ostacolo.

Col tempo, la colonia crebbe e prosperò. Nuove famiglie arrivarono, attirate dalle notizie di terre fertili e opportunità. La cappella, tuttavia, rimase il centro spirituale, il luogo dove tutti si riunivano per ringraziare e chiedere giorni migliori. Padre Giovanni, sebbene invecchiato, continuava a guidare il suo gregge con la stessa dedizione di sempre. Sapeva che la fede di quegli immigrati era il fondamento su cui si ergeva tutta la comunità.

Antonio e Fiorinda crebbero sotto le cure dei vicini, sempre sostenuti dall'affetto e dalla solidarietà della colonia. Fioravante e Maddalena divennero come genitori per loro, offrendo non solo rifugio, ma anche amore e guida. In quegli anni, la cappella fu teatro di molti eventi che segnarono la vita dei coloni: matrimoni, battesimi e persino feste che celebravano i raccolti abbondanti che la terra ora concedeva loro.

Nonostante le molte prove, la piccola comunità italiana fiorì nella Colonia Dona Isabel. A ogni nuova conquista, per quanto piccola fosse, i coloni si riunivano nella cappella per ringraziare. Quella croce sul cammino che li aveva portati fin lì, che tanto significava, ora simboleggiava la vittoria sul passato di difficoltà e la speranza in un futuro promettente.

Fioravante e Maddalena, insieme ad Antonio e Fiorinda, divennero esempi di fede e perseveranza, ricordando a tutti che, sebbene lontani dalla loro terra natale, erano uniti da qualcosa di ancora più forte: la fede in Dio e la convinzione nella forza della comunità.

La storia di questi immigrati, segnata da sacrifici e superamento, rimase per sempre incisa nelle pareti di quella cappella, che fu testimone della costruzione di una nuova vita in una terra straniera. E così, la fede che li aveva sostenuti sin dal primo giorno continuò a guidarli per molti anni, finché nuove generazioni presero il loro posto, sempre ricordandosi delle radici piantate con tanto amore e devozione.

quarta-feira, 20 de novembro de 2024

La Religion Inte le Colónie Taliane del Rio Grande do Sul


 

La Religion Inte le Colónie Taliane del Rio Grande do Sul


I emigranti taliani i zera catolighi par gran parte, e, da quando i zera ancora in Itàlia, i praticava la fede in un modo pròprio, con la messa e i canti in latino, i preti che i ghe meteva paramenti vistosi, la gran frequensa a i sacramenti e e prossission con gran partecipassion de tuti i parochiani.
El prete el zera un gran capo per i emigranti e 'ntel cor de la comunità el gavea un forte control sula zente, el scoltea, conseiava, e el ghe dava na man quando podea, sercando sempre de minimisar el gran sofrimento che sti povareti i fasea, sopratuto ´ntei primi ani in sta nova pàtria, lontan de la tera natìa e de I so cari che i ze restà indrìo.
La religion la imparava pressiosi insegnamenti morali, che esaltava l'onor, la mantenensa de la parola data, el laoro come forma de viver, la castità fin al matrimónio, la passensa, la resignassion davanti a i desastri e l'amor par el pròssimo.
Ntei primi ani de l'emigrassion ´ntel Rio Grande do Sul, assestai nte le vàrie colónie fata par resèrvene, situai in meso a le foresti densse, no i gavea preti. La nessessità de adaparse la zera sempre pì forte par ricostruir el mondo religioso che lori i conossèa. Sta tradission la zera sempre pressiosa, e la ghe rivà ´nte la vita de i emigranti. Come la fede, la devossion de la famèia e de ciascun restava sempre salda, 'nte le so case zera usansa che, tornài dal laoro la sera, i recitasse tuta la famèia la corona, spesso in ginòci davanti a na stampa o na imàgine de un santo de devossion che i gavea portà da la tera natìa.
I ricordi de le matine de doménega ´nte le so paese natìe, l'incontro alegre con i amissi, i gavea fato riviver 'na usansa antica, che presto la zera stà adotà ´nte le diverse colónie, par vegnir fora de la mancansa de cese e de preti. La zera sta con el costruir crosei e pìcoli capitèi, fata come quei lassà in Itàlia. Ste costrussion le zera prima de le capele e de le cese, che ancò i ghe vorèa ancora del tempo par nasser. In sti capitèi e ´nte le capele i emigranti i podèa catarse un spasio pì acomodante par el consòlo spiritual e el ritrovo con el divino.
Con el tempo, i gavea idee par construire na capela, tante volte circondà da dispute par la scelta del posto ndove construirla, del santo patron a cui dedicarla o del material da doprar. Le prime le zera tuti fate con longhe tavole de legno e, pian pian, con le ghe racoltea pì schei, i ghe fasea un campanile a fianco. Anca visin a la capela, i pensava de far un espasio par custruir un cimitero. La gestione de sto complesso religioso e la preparassion de le feste la zera tuta fata da i fabrissieri, un grupo de òmeni eleti con el voto de la comunità. Sti fabrissieri, oltre a conservar e mantegner i ogeti sacri, lori i gavea anca la responsibilità de far miglioramenti ´nte la cesa e nel cimitero, anca con le donasion de i parochiani. La capela o la ceseta la zera pronta, ma, el prete lori ancora no i lo gavea, e quando el zera disponibile, no el podea vegnir che na o do volte al ano. Ghe jera tante capele e cese ´nte le zone de colonie taliane ´ntel Rio Grande do Sul, e in tute i preti i zera pochi, sensa contare che le distanse tra una e l’altra le zera grandìssime, rendendo difìcile el viàio del prete. Par superar la mancansa de un prete, el rosàrio de doménega el zera recità da un laico scelto da la comunità. Anca la catechesi la zera imparà da uno che gavea pì instrussion e conossensa. Le cerimonie religiose de la setimana santa e i funerài i zera presiedesti da qualcun con esperiensa, magari come sacrestan in Itàlia. Tocava anca a sto capo religioso de preparar la zente al momento de la morte e, fora de la confession, el fasea i riti.
Le capele no gavea solo la funsione de culto, le zera doperà anca come aule par far scola e come sentro de encontro par la comunità.



segunda-feira, 16 de outubro de 2023

Solitudine nelle Colonie: Il Richiamo Ignorato

 





Solitudine nelle Colonie: Il Richiamo Ignorato




Nel silenzio delle colonie remote, 
Gli immigrati soffrono, anime assetate. 
Cattolici devoti, bramano conforto, 
Ma, preti e chiese, sono ombre cupe.

Solitudine aleggia nell'aria, come nebbia densa, 
Assenza di assistenza, una ferita aperta. 
Cuori che bramano guide spirituali, 
Persi in terre straniere, senza consolazione.

In queste terre gaúchas, di fede incrollabile, 
Il lamento risuona nelle notti stellate. 
Il richiamo ignorato, angoscia persistente, 
Nelle anime dei pionieri, risuona eternamente.


di Gigi Scarsea
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